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Back Economia L'Italia in recessione, Pil -0,2%, e la Calabria affonda con una crisa sempre più dilaniante mentre la classe politica pensa solo alle poltrone

L'Italia in recessione, Pil -0,2%, e la Calabria affonda con una crisa sempre più dilaniante mentre la classe politica pensa solo alle poltrone

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Il ceto politico calabrese che tanti danni ha procurato alla Calabria continua nel suo nefasto ruolo di impegno quotidiano nel conservare e perpetuare la propria poltrona, nonostante la crisi spaventosa che attanaglia una regione che sprofonda nell'abisso di una economia sempre più debole, di una decrescita demografica e delle nuove generazioni oramai destinate solo all'emigrazione e definitivamente espulse dall'inserimento nella società con un proprio ruolo e con un proprio dignitoso lavoro.

In tale contesto si pensa solo alle prossime elezioni regionali con tutti i cinquanta consiglieri regionali uscenti pronti a ricandidarsi tranne qualche lodevole eccezione e con una pletora infinita di aspiranti consiglieri che dimostra in modo inequivocabile come il desiderio delle poltrone sia il sogno più o meno segreto di buona parte di coloro si impegnano in politica solo per fini personali e mai e poi mai per dare un contributo fattivo alla comunità.

Del resto la comunità calabrese è in grado realmente di distinguere fra chi è attaccato solo al potere e chi potrebbe dare un vero contributo di sviluppo e di idee. E chi mai voterebbe per merito in un mare di miseria e pressapochismo dove regna assoluta l'ignoranza ed il bisogno e dove il voto di scambio è sempre il voto per eccellenza?.

Probabilmenta la discesa negli inferi della società calabrese sempre più impoverita anche culturalmente, sempre più anziana con una età media di 58 anni e con una popolazione di 1.900.000 abitanti dei quali in 770.000 percepiscono a vario titolo una pensione non è più in grado di promuovere un processo di vero cambiamento e di risalita. La malattia determinata da un ceto politico truffaldino, incolto e parassitario è andata troppo oltre distruggendo la società tutta. Per i giovani rimane la speranza di emigrare ed andare a vivere in posti dove esiste la meritocrazia, per i più anziani nella terra più anziana d'Europa rimane la speranza di vivere il più a lungo possibile adattandosi a qualsiasi crisi e vivendo nel ricordo dei bei tempi andati. Quelli della Prima Repubblica, oggi rimpianta da tutti considerando il livello umano, culturale e politico di chi è al potere.

Redazione

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