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Quando manca all’Italia un Aldo Moro

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L’anniversario del rapimento e della morte di Aldo Moro e della barbara uccisione degli uomini della sua scorta, mi sembra uno di quei giorni adatti per riflettere ad alta voce sul significato di far politica al giorno d'oggi, sulle identità politiche e la loro crisi, sul senso di identificarsi come democratici cristiani dopo i cataclismi vissuti nell’ultimo ventennio. E allora penso che questa riflessione non possa che partire dal pensiero di quello che anche gli avversari storici del Pci definirono "un politico puro e di altissimo livello che percepiva d'istinto le possibilità e le impossibilità del reale”. Ma Aldo Moro, almeno il Moro che ho studiato attraverso i suoi Scritti e le sue interviste, non era, come si tende a pensare, un filo-comunista.

Tant'è che nella sua ultima intervista resa nel 1978 al direttore di Repubblica Eugenio Scalfari affermo di essere assolutamente contrario al progetto di compromesso storico lanciato da Enrico Berlinguer perché la società. consociativa che ne sarebbe derivata non era un modello accettabile per il Paese. Lui, infatti, superata la fase che chiamava di emergenza (e di cui purtroppo fu la principale vittima) prospettava una seconda fase in cui il Pci sarebbe passato dal semplice appoggio alla maggioranza al governo, e poi una terza fase nella quale sì sarebbe arrivati all'alternanza di governo. In quella fase, diceva Moro, la DC sarà liberata dalla necessità di governare a tutti i costi.

Proprio così: Aldo Moro incarnava una idea della politica così profonda che passare all'opposizione non lo spaventava affatto. Anzi affermava che la DC; avrebbe avuto tutto l'interesse a costruire alternanze di governo. Altrimenti, a furia di governare il Paese in stato di necessità, prevedeva, la DC sarebbe stata responsabile dello sfascio del Paese. Lui non ha potuto vivere abbastanza per sapere se avrebbe avuto ragione. Comunque, avrebbe usato la sua superiore capacità di capire la dinamica della società italiana per evitare la sua previsione. Ma noi abbiamo visto, con lo sfascio della Prima Repubblica quanta fosse vera quella previsione. E penso che, se fosse vissuto abbastanza, la fine della Prima Repubblica e della DC Aldo Moro l'avrebbe saputa evitare grazie all'acuto senso del reale che possedeva ed alle sue straordinarie capacità di mediazione che lo resero protagonista di due ineguagliabili capolavori politici; il congresso Democristiano di Napoli del ‘62, ne! quale convinse l'intera DC a far entrare nel governo i socialisti ponendo su di essi la pregiudiziale anti-comunista; il dialogo con il Pci che portò il di Berlinguer nella maggioranza.

Sarei un apologeta se non ricordassi che Moro subì anche pesanti sconfitte (fine del centrosinistra e ritorno dei Dorotei, 1969) e che alle sue grandi intuizioni politiche non faceva sempre seguito la brillantezza dell'operare, perché la sua azione di governo era inceppata da troppe prudenze e dalla costante preoccupazione di ottenere il consenso anche dalle componenti più retrive del suo partito. Ma, nel complesso, penso che questo conservatore intelligente ed illuminato fu uno dei frutti migliori di una antica civiltà politica che non esiste più. Se penso, infatti, a chi, all'ombra di uno scudocrociato richiama Aldo Moro in modo manieristico; se penso che lo portano ad esempio alcuni epigoni dei Dorotei, quelli che volevano il potere per il potere (mentre per Moro il potere era un mezzo per raggiungere obiettivi di avanzamento democratica e sociale della società), allora ho l'impressione che questi sedicenti eredi della cultura moro" a quei tempi non sarebbero stati prescelti nemmeno per attaccare i manifesti al più grande statista che l'Italia abbia mai avuto dopo Alcide De Gasperi.

Per Aldo Moro, come dicono alcuni suoi biografi, dirigere era persuadere, comandare significava affermare la superiorità dell’'intelligenza. Per lui, la politica era arte demiurgica, capacità di comporre ad unità forze eterogenee, piuttosto che iniziativa e creazione. Una metodologia che oggi sembra inarrivabile ed inapplicabile ad ogni latitudine, specie in presenza di forze di governo nazionale così eterogenee, in presenza di forze regionali di governo messe insieme soltanto per vincere e appropriarsi della cosa pubblica, senza remore, senza coscienza, senza continenza. Quanto manca all'Italia Aldo Moro, o almeno qualcuno che ne segua le orme.

Giancarlo Pellegrino (gìà consigliere provinciale di Cosenza) gruppo "Uniti per cambiare" - Belmonte Calabro (Cs)

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