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Elio Veltri, già deputato e Sindaco di Pavia, "Il vero socialismo, quello autentico, e i deputati del Movimento Cinque Stelle"

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Riportiamo uno scritto di Elio Veltri, autentico socialista, già deputato e Sindaco di Pavia, sul socialismo, quello autentico, ed i giovani deputati del Movimento fondato da Beppe Grillo: "In Commissione Cultura della Camera su una richiesta di contributo della Fondazione Di Vagno costituita per ricordare l'opera e il sacrificio del deputato socialista assassinato dai fascisti nel 1921 e per questo chiamato il Matteotti del sud, due deputati del Movimento Cinque Stelle hanno fatto obiezioni sull'entità della cifra, peraltro destinata a borse di studio, chiedendo garanzie anche sulla gestione dei soldi. Tutto questo va bene.

Va malissimo invece la proposta di cancellare la parola socialista che qualifica il deputato-martire Di Vagno. Vogliamo fare un po' di nomi di socialisti assassinati dal fascismo o imprigionati o costretti all'esilio? Turati (in galera e in esilio), Matteotti (assassinato); Carlo Rosselli( assassinato); Salvemini (prigione e 24 anni di esilio); Nenni (prigione, 20 anni di esilio e la figlia Vittoria morta in campo di concentramento;) Pertini (20 anni di galera e di esilio e il fratello morto in campo di concentramento); Lombardi (in galera, picchiato e clandestino fino alla liberazione)”. Mi fermo qui. Diciamo che erano militanti anonimi? Oppure, che siamo tutti socialisti. Ragazzi Deputati e Senatori del Movimento, studiate, studiate, studiate e imparate la storia del socialismo italiano. Storia che ha onorato questo paese. I farabutti che, dopo un secolo, l'hanno sporcata, non fanno parte di quella storia. Elio Veltri- Socialista

Uomini di cui si è perso lo stampo- Sandro Pertini Socialista
Il 23 Febbraio 1933 dal carcere di Pianosa Sandro Pertini scrive alla madre adorata questa lettera e protesta per la domanda di grazia inviata a Mussolini:” Mi sento umiliato al pensiero che tu, sia solo per un solo istante, abbia potuto supporre che io potessi abiurare la mia fede politica pur di acquistare la libertà. Come si può pensare che io, pur di tornare libero, sarei pronto a rinnegare la mia fede? E privo della fede cosa può importarmi della libertà? La libertà, questo bene prezioso,tanto caro agli uomini, diventa un sudicio straccio da gettar via, acquistato al prezzo di questo tradimento....Mi lasci in pace, con la mia condanna, che è il mio orgoglio e con tutta la mia fede, che è tutta la mia vita”.

Ho militato nel PSI con Pertini dal 1957 al 1981 quando ne sono uscito per dissensi con Craxi sulla “questione morale” Devo dire che nel Partito noi della sinistra socialista lombardiana guardavamo Pertini con qualche diffidenza perchè rifiutava ostinatamente l'appartenenza a una qualsiasi corrente del partito. In linea con questa posizione Sandro si era battuto contro la scissione del 1947 di Palazzo Barberini guidata da Saragat, che certamente ha dato avvio all'indebolimento del PSI, primo partito della sinistra italiana nel 1946 con oltre il 20 % dei voti, seguito dal PCI. Inoltre si era battuto contro il Fronte popolare del 1948 , rivendicando l'autonomia del partito dai Comunisti ed essendo rimasto in minoranza nel congresso vinto da Nenni, si era poi adeguato. Le dure repliche della Storia( Bobbio)hanno dato ragione a Pertini. Ma è la sua tenace opposizione al fascismo, condensata nelle parole struggenti scritte alla madre che pure amava, e che lui mi ha ricordato quando da Sindaco socialista mi ha ricevuto al Quirinale, ne ha fatto una figura unica e straordinaria.

Nel 1925 organizza con Parri e i Fratelli Rosselli la fuga di Turati, il “ Maestro”, dall'Italia. Partenza con un motoscafo da Savona, approdo in Corsica e poi arrivo a Parigi. Pertini non vi resta molto perchè in una lettera al “ Maestro” dice di sentirsi inutile e di volere ritornare in Italia, “così mi arrestano e raggiungo in carcere i miei compagni Rosselli, Parri, Rossi, Da Bove”. Infatti da Parigi, raggiunge Nizza, dove lui avvocato, per vivere, fa l'imbianchino e il 1929 decide di rientrare in Italia. Arrestato il 15 Aprile a Pisa dove consegue la seconda laurea , dopo 7 mesi viene giudicato dal Tribunale Speciale, condannato a 10 anni e 9 mesi e inviato prima al carcere di Santo Stefano e poi a Turi dove conosce Gramsci e ne diventa amico. Quando le direttive dell'Unione Sovietica attaccano brutalmente la posizione del Partito Socialista Italiano con il termine spregiativo di social-fascismo e i comunisti si adeguano, Pertini protesta con Gramsci il quale è costretto a fare marcia indietro.

Ho molti ricordi personali di Sandro Pertini, del suo carattere brusco e sanguigno, della sua generosità verso i più deboli e verso il paese. Quando da Presidente della Camera lo invitai a ricordare il XXV Aprile nella nostra città, mentre parlava dal palco di Piazza Della Vittoria gremita di cittadini, un gruppo di giovani di Lotta Continua, contrari a larghe alleanze antifasciste che Pertini sosteneva, cominciò a disturbare e a contestarlo. Lui si bloccò e rivolto ai giovani disse:” Venite avanti mocciosi, se avete coraggio. Io ho passato 20 anni della mia vita in esilio e in galera e non sarete certo voi a fermarmi”. Si fece un silenzio di tomba e Sandro continuò il suo discorso.

Molti ricorderanno il famoso “ Si svuotino gli arsenali e si riempiano i granai” per sottolineare la posizione a favore, sempre e comunque della pace. Infine, quando la giunta di Pavia, ricordò Pietro Nenni, presente la figlia Senatrice Giuliana, anche lui esiliato e arrestato durante il fascismo e una figlia, Vittoria, morta in campo di concentramento come Eugenio, fratello di Pertini, morto a Flossenburg, la mattina della cerimonia in comune,il mio segretario e amico Paolo Gatti mi annuncia una telefonata dal Quirinale. Chiedo chi mi vuole e Paolo mi dice che è il Presidente. Prendo il telefono e Sandro con la sua voce da baritono mi dice: ”E' vero che questa sera ricordate Pietro Nenni?” E io:” Presidente è vero”. Lui si arrabbia” Avresti dovuto invitarmi” E io “Scusa, come posso permettermi di invitare il Presidente della Repubblica?”. “Avresti dovuto.” Poi riprende il tono amicale e aggiunge:” Avete qualcuno che sa stenografare? “ Si, Presidente”, e chiamo Piera, mia collaboratrice, la quale si mette a rispondere alle domande del Presidente che detta un messaggio da leggere la sera. Questo era anche, nelle piccole cose, Sandro Pertini. Una vita spesa per il paese".

Elio Veltri

 

 

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