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Si apre il tavolo sul lavoro, Monti e sindacati divisi su art.18

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23 gennaio 2012

Parte oggi il tavolo tra governo e parti sociali sulla riforma del lavoro ed è già scontro sull'articolo 18. Mario Monti in un'intervista con Lucia Annunziata ha difeso le liberalizzazioni dalle critiche di partiti e corporazioni e lanciato un avvertimento chiaro sul welfare: "Non ci si può sedere al tavolo assumendo tabù. Vale per tutti, sindacati, imprese e anche per il governo".

Il premier non si è voluto sbilanciare sull'ipotesi di un contratto di prova di tre anni al posto dei tanti contratti a termine ("E' un possibile punto di arrivo, ma dipende dal dialogo tra le parti"), mentre ha voluto dare un avvertimento che è parso rivolto non solo ai sindacati, ma anche alle imprese: "Sono contrario a trattative che assumano tabù al momento di sedersi al tavolo, l'apertura mentale deve essere totale, dai tre lati: governo, sindacati, imprenditori".

Da parte sua Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, replica - in un'intervista a La Repubblica - a Monti, secondo cui l'articolo 18 non può essere un tabù. "Io penso che dietro questo giochino di dire che l'articolo 18 non deve essere un tabù, si nasconda l'idea, che non condividiamo e non condivideremo, secondo la quale per combattere il dualismo del nostro mercato del lavoro si debba intervenire sulle tutele di chi è già occupato. Noi continuiamo a non essere d'accordo con questa analisi. L'articolo 18 non può essere un tema di discussione né in partenza del negoziato, né a conclusione del negoziato".

Ormai in Italia - aggiunge la Camusso - si pensa che non si possa licenziare per motivi economici. Invece non è vero. Piuttosto inviterei tutti - anche molti professori che fanno tanti guai - a una lettura collettiva dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Una norma che è esplicitamente ed esclusivamente dedicata alla tutela del licenziamento senza giusta causa a carattere discriminatorio. Così chi critica oggi l'articolo 18 dovrebbe avere il coraggio di sostenere che la buona sorte del Paese dipende dalla possibilità o meno di potere licenziare in modo discriminatorio".

Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, è sicuro: ""La più grande riforma economica del paese è la pacificazione". Lo afferma in un'intervista rilasciata al Corriere della sera. E sottolinea, sulla questione dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, che "non può diventare un'ossessione. Se usato ideologicamente per alimentare contrapposizioni non si arriva da nessuna parte, fa solo il gioco di chi vuole una piazza arroventata".

Stamattina Bonanni è atteso a Palazzo Chigi per aprire, insieme a Cgil e Uil, un negoziato che potrebbe diventare storico. E Bonanni sottolinea "il clima più pacato che si respira. L'assenza di ingiurie verbali e contrapposizioni ha influenzato moltissimo le posizioni delle parti sociali. Da tempo sostengo che la più grande riforma economica del paese è la pacificazione. Stanno venendo al pettine molti nodi, ma tutto è più trasparente, non c'è il polverone continuo di prima. Non è un caso che per la prima volta dopo quattro anni il sindacato abbia stilato un documento unitario con proposte concrete, definite nei minimi dettagli, che noi chiediamo al governo di assumere".

Fonte: TMnews

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