Mon10142019

Last update12:33:00 AM GMT

Oggi è: lunedì 14 ottobre 2019
Sono le ore: 10:27
Back Cronaca Emergenza psicosociale per l'eccessivo uso di Alcool e Droghe

Emergenza psicosociale per l'eccessivo uso di Alcool e Droghe

  • PDF

11 ottobre 2011 

Sono tra coloro che non ritengono “psicotica” una persona ben integrata socialmente e affettivamente che sente voci o altro. E' un'etichettatura sbagliata che non fa parte della pschiatria. Sembrerebbe una rivoluzione nella pschiatria cha ha sempre considerato le voci come sintomo di primo rango della schizzofrenia, ma Claudio Mencacci, primario del Fatebenefratelli di Milano e consulente per la pschiatria del Corriere della Sera, appartiene a quella minoranza di scienziati italiani che si collegano con il mondo.

Un mondo nascosto, quello degli auditori di voci, sporadiche o frequenti, che investe fette importanti della popolazione europea. Le forme subcliniche di psicosi (cioè presentare deliri o allucinazioni o idee paranoiche senza giungere a livelli di malattia) riguardano, secondo il Prof Jim Van Os, membro della task force del Dsm V, il 10% della popolazione generale, con punte che arrivano al 20% in quella giovanile.

“I dati purtroppo molto sconfortanti - afferma Mencacci - sono sull'aumento di psicosi nei giovani adolescenti a seguito di aumento di diffusione di sostanze stupefacenti ed alcool”.

Si parla di dati recenti?

“Si, assolutamente recenti. Pensa che i dati appena presentati per l'Europa danno come dipendenti da alcool 14,6 milioni di persone, 2,4 milioni dipendenti da oppiodi e cannabis, 5 milioni con disturbi psicotici, 30,3 milioni di depressi e 3,3 milioni di bipolari e così via: moltissime di queste persone hanno contratto disturbi e malattie per l'uso di sostanze stupefacenti”

Ma come si può fare diagnosi da un sintomo?

“La questione che lei pone riguarda tutta la medicina, fin dal principio illustri medici hanno cercato di capire qualcosa di più della fisiologia del corpo umano circoscrivendo alcune situazioni patologiche che hanno definito come malattie. Tutti i medici conoscono la sostanziale differenza che esiste tra una condizione patologica e un sintomo. Per fare un esempio l'artrite reumatoide prevede numerosi sintomi tra cui anche il dolore al ginocchio. Tutti noi nella vita abbiamo fatto esperienza del dolore al ginocchio ma solo a pochissimi, fortunatamente, è stata fatta una diagnosi di malattia articolare. Negli ultimi anni il desiderio di ridurre la medicina ad una scienza esatta ha portato a identificare sempre più il sintomo con la malattia dimenticando che le conoscenze attuali della fisiologia sono tuttora limitate, che esistono tante condizioni parafisiologiche di cui si sa pochissimo, mentre esiste un dominio limitato in cui sono maggiori le conoscenze e che coincide con il ristretto ambito delle più conosciute condizioni patologche definite appunto malattie. La stessa cosa vale per la psicosi. Esistono malattie definite e conosciute, poi esistono condizioni, reazioni fisiologiche o parafisiologiche, molto più frequenti delle malattie ma molto meno conosciute, verso le quali tutti i medici pongono attenzione con grandissima curiosità perché permettono di meglio capire il funzionamento fisiologico (in questo caso della mente) e patologico del corpo umano”.

Molti grandi scienziati italiani (penso al decano di psicologia clinica di Padova, Alessandro Salvini) contestano l'equazione allucinazione uguale psicosi.

“Concordo comunque con chi afferma che il solo sintomo “allucinazione uditiva” non significa malattia, finché non vi sono anche disfunzioni in aree importanti come quelle cognitive, relazionali, lavorative etc”

Concorda anche con le percentuali di Van Os?

“Il professor Jim Van Os è considerato il più grande esperto di esordi psicotici del mondo. Concordo con le sue affermazioni e con le cifre riportate. La grande emergenza psicosociale è quella dettata dall'uso dell'alcool e delle droghe di ogni genere: la cannabis può sviluppare una psicosi ma intorno ad essa si fanno ragionamenti ideologici come se si trattasse di un ortaggio o di un formaggio grasso e non, invece, di una vera e propria droga. La scuola può e deve essere importante per prevenire il consumo attraverso i percorsi educativi e la demitizzazione di queste sostanze. Bisogna rafforzare nei ragazzi la convinzione (vera) che il “figo” non è quello che si sballa ma quello che sa divertirsi e non consuma le droghe. Le istituzioni devono fare prevenzione. La repressione è affidata alle forze dell'ordine che la fanno meritoriamente, ma senza un progetto di educazione credibile non inizieremo a ridurre il consumo di queste sostanze pericolose e spesso letali”.

Mario Campanella

Aggiungi commento