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La Camera dice no alla sfiducia a Saverio Romano con 315 voti

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28 settembre 2011

Che il voto di oggi sarebbe stato una passeggiata per Saverio Romano si era capito già dalla scorsa settimana, quando la Camera ha detto no all'arresto di Marco Milanese, ma il ministro per le Politiche Agricole prima di andare in Aula ha voluto parlare a quattr'occhi con il leghista Roberto Calderoli. Un faccia a faccia poco prima del voto che è stato rassicurante e che ha permesso a Romano di presentarsi in Aula e pronunciare una autodifesa politica: "Io in questi giorni - ha esordito davanti all'Aula - sono stato oggetto di una campagna di aggressione che non auguro a nessuno, spesso con delle grossolane inesattezze".

Il ministro, che è anche avvocato, ha parlato dai banchi del Governo col tono dell'arringa e la linea è stata quella di presentarsi come vittima di una manovra politica ad opera di una "pattuglia sparuta" di giudici: "Ritengo che in questa occasione, anziché ostinarci a guardare il dito, sarebbe il momento di guardare alla luna. Vi è una perdita più o meno consapevole della centralità del parlamento nel nostro sistema democratico". Non è in gioco Romano, era il discorso, qui si tratta di difendere la politica da alcuni magistrati che travalicano il proprio ambito. "L'ordine giudiziario nel tempo è diventato centrale nella vita democratica del nostro Paese: ha soverchiato il Parlamento e ne vuole dettare le scelte".

Gli accenni al merito della vicenda sono pochi, usati solo quando servono a sostenere la tesi della manovra politica: "Se ci fosse stata un'indagine, come dire... 'calda', non avrei pensato due volte a inchinarmi al giudizio. Qui si sta parlando invece di un'indagine che era diretta al macero: tutto d'un tratto si riscopre che c'è la necessità non già di approfondire le lacune, ma che quell'indagine stessa, attraverso una disposizione logico-deduttiva, può essere utilizzata per rimandare Romano a processo". E il motivo di questo ripensamento è chiaro: Romano è stato tra i 'responsabili' che hanno puntellato il Governo lo scorso anno e "se anche queste sono le conseguenze, io sono disposto ad accettarle".

Secondo il ministro "questa mozione di sfiducia è odiosa. Io più che una mozione di sfiducia mi sarei aspettato un atto ispettivo per capire come mai è potuto accadere questo, che un uomo che svolge una funzione politica importante e di rilievo possa essere tenuto sulla graticola". E Romano non ha evitato un accenno velenoso al suo ex partito, l'Udc: se davvero lui fosse colpevole, il comportamento della magistratura, che prima ha chiesto l'archiviazione e poi ha riaperto l'inchiesta, avrebbe fatto correre il rischio "che in questi otto anni - in questi otto anni, cari colleghi dell'Udc - (il presunto colpevole, ndr) ha potuto offrire sé stesso, la sua azione, alla collusione mafiosa". Parole di chi sapeva di avere già in tasca il risultato. Alla fine, 315 a 294 a favore di Romano, che dopo il voto ha festeggiato nella sala del Governo abbracciandosi con Silvio Berlusconi.

Fonte: TMnews

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