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Back Calabria L'On. Benedetto Della Vedova, Sc, interviene sulle preferenze e cita il caso Calabria dove l'84% degli elettori esprime la preferenza mentre in Lombardia solo il 12%

L'On. Benedetto Della Vedova, Sc, interviene sulle preferenze e cita il caso Calabria dove l'84% degli elettori esprime la preferenza mentre in Lombardia solo il 12%

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Ritorna di estrema attualità il dibattito nei Palazzi Romani dell'introduzione della preferenza nella riforma dell'Italicum con una mediazione, tutta all'italiana, del capolista nominato ed eletto senza preferenza e gli altri della lista con le preferenze, in modo tale da preservare ai più forti l'elezione comunque nominandoli capolista e gli altri pronti a gareggiare con la preferenza. E sulle preferenze interviene l'On. Benedetto Della Vedova di Scelta Civica che cita il caso Calabria. "Il voto di preferenza - afferma Della Vedova - trasforma "la competizione elettorale in un mercato "'al dettaglio" del consenso e in un sistema di compravendita del voto, in cui il do dell`elettore sia direttamente contraccambiato dal des dell`eletto, con l`uso dei mezzi della spesa e della regolazione pubblica.

Come ricorda spesso il Professor D`Alimonte l`uso del voto di preferenza divide profondamente il Nord e il Sud del Paese, più che gli elettorati di centro-destra e centro-sinistra. Nelle ultime elezioni regionali in Lombardia solo il 12% degli elettori che ha espresso un voto valido ha dato anche un voto di preferenza. Nelle ultime regionali in Calabria questo dato è stato invece dell`84%". E su tale dato è necessario riflettere. E' ovvio che in Calabria l'elettore vota sempre con la preferenza essendo la politica l'unico potere dominante.

Non esiste una imprenditoria libera dalla politica, non esiste alcuna libertà dalla politica, non esiste la parola libertà, esiste solo il bisogno pilotato dalle consorterie delle famiglie politiche che gestiscono il potere da decenni e che lo esprimono attraverso il monopolio del voto e delle preferenze con i gruppi elettorali foraggiati negli anni che consentono la permanenza in politica da generazione in generazione.

Questa è la differenza abissale fra la Calabria e qualsiasi regione del Nord. Un male incurabile che porterà la Calabria alla consunzione e alla morte demografica. Infatti la Confindustria ha previsto in una apposita ricerca che con l'attuale trend demografico e l'attuale flusso giovanile di emigrazione i calabresi nel 2020 saranno ridotti ad 1.400.000 con una età media di 58 anni e con la metà della popolazione, 700.000. composta da pensionati. Questo è l'inevitabile futuro di una terra che non si è mai ribellata al potere politico e che il potere politico porterà inevitabilmente alla morte civile per essere trasformata in una terra di soli vecchi rassegnati al presente in attesa della inevitabile dipartita.

Redazione

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