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Massimo Canale chiarisce: “Rappresentavo il candidato unitario delle segreterie regionale e nazionale”

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Massimo Canale è un libro aperto ed è coerente con la sua storia personale prima che politica, in queste settimane, infatti, ha lasciato che parlassero di lui altre persone, spesso anche a sproposito e solo adesso, in una conferenza stampa, convocata ieri, dice la sua. Primo appunto politico lanciato da Canale: “È bene che si sappia che l'ipotesi di una candidatura unitaria proposta sul mio nome dalla segreteria regionale e avallata dalla segreteria nazionale, con la quale sono stato in contatto continuo, intendeva superare lo schema congressuale tra renziani e non”.

Quindi chiarezza sull'investitura: il segretario regionale Magorno, preso atto della spaccatura in due del suo partito, chiede alla segreteria nazionale di indicare un nome che riunifichi, anche a costo di sceglierlo tra quelli che non lo hanno sostenuto anzi, scegliendo proprio il suo “avversario” al congresso regionale. Tutto in trasparenza e alla luce del sole. E invece “qualcuno”, è questo Canale non lo sopporta, ha tentato di “mascariare” un'operazione di politica trasparente facendola apparire come uno stratagemma per rompere il fronte degli amici di Mario Oliverio. Canale ammonisce: “Questa conferenza stampa, dopo un mese di assoluto silenzio, serve per dare la mia versione dei fatti.

Mi è stato chiesto di essere disponibile al raggiungimento di un duplice obiettivo: contare su un'unica candidatura del Pd alle primarie del centrosinistra e, al contempo, superare la fase congressuale attraverso l'unità delle varie aree. La mia candidatura, pur avendo raccolto la convergenza di civatiani, federazione di Reggio Calabria, Villella e di tutto il gruppo dei consiglieri regionali renziani, si è fermata nel momento in cui il presidente della Provincia di Cosenza, Mario Oliverio, contattato direttamente dal vicesegretario nazionale del partito, Lorenzo Guerini, ha ribadito di non essere disposto a ritirare la sua candidatura”.

Eppure c'è un dettaglio che si cerca di rimuovere, da parte dei “traghettatori”, ma è troppo grande per essere rimosso. Il quattro luglio Massimo Canale riunì tutte le anime dell'area che lo aveva candidato e votato per la segreteria regionale in contrapposizione a Ernesto Magorno. E tutti erano presenti, cosentini e “traghettatori” compresi, quel 4 di luglio. Si disse che l'unico timore stava nel sospetto che quello fosse solo un tentativo, dei renziani, di intorbidire le acque con un'offerta strumentale a Canale. Si decise, comunque, di stare al gioco e però si decise anche che qualora l'offerta di Magorno fosse stata seria e leale e, soprattutto, garantita dalla segreteria nazionale del Pd, Canale sarebbe stato il candidato unitario. Cosa avvenne dopo, Massimo Canale in conferenza stampa decide di non rivelarlo, si vergogna per gli altri.

Perché, in effetti, quel che avvenne dopo non è per nulla edificante: l'ala cosentina disertò ogni altra riunione lasciando isolato Canale. Rifiutò ogni incontro e ogni ipotesi di percorso comune. Alla fine è toccato a Lorenzo Guerini stanare Mario Oliverio, telefonandogli, per dire con chiara fermezza che la candidatura di Massimo Canale era vera, reale e seria. Solo a quel punto gli “amici” di Massimo Canale hanno gettato la maschera e ufficializzato il loro “niet”. Commenta Canale in conferenza stampa: “A questo punto è venuta meno la ragione stessa della mia candidatura, che non sarebbe stata più unitaria. Non potevo certo reinventarmi renziano.

E, per questo, si ritorna allo schema congressuale tra i renziani, che hanno scelto legittimamente Gianluca Callipo, un loro esponente, e i non renziani, che sostengono Oliverio. Io, tengo a ribadirlo, non ero un candidato alternativo ad Oliverio, ma rappresentavo il candidato unitario delle segreterie regionale e nazionale. Candidatura che fallisce per la determinazione di Oliverio di rimanere in campo. In ogni caso, non avrei mai accettato di fare il candidato di una parte”. Canale attende che sia il tempo a fare chiarezza, il massimo che concede a chi gli ha voltato le spalle è di ignorarlo, in 73 minuti di conferenza stampa si vendica non nominandolo mai.

 

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