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Primo rapporto trimestrale "Le mafie al Nord" presentato dalla Commissione Parlamentare Antimafia presieduta da Rosy Bindi, "'ndrangheta sottovalutata"

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Non erano in molti coloro i quali nei decenni passati insistevano nel ribadire che l'organizzazione criminale calabrese aveva avviato sin dagli anni '70 sfruttando la massiccia emigrazione di calabresi nelle città del Nord un lento ma inesorabile radicamento delle 'ndrine e del metodo mafioso e non solo erano in pochi, ma erano anche derisi e non creduti. Invece la realtà era quella e solo oggi vi è piena consapevolezza di come si sia inserita la criminalità calabrese nelle regioni del Nord. La conferma ultima si legge nel primo rapporto trimestrale "Le mafie al Nord" presentato a Torino dalla Commissione Parlamentare Antimafia presieduta da Rosy Bindi.

Nel rapporto si parla di una "impressionante" presenza forte in tanti piccoli comuni capace di ottenere consenso e di riuscire ad intrecciare rapporti di corruttela soprattutto nel mondo della politica e delle amministrazioni, esattamente come la 'ndrangheta opera da anni in Calabria potendo contare su un ceto politico largamente corrotto che ne garantisce forza e, soprattutto, impunità. "Questo Rapporto - ha affermato la Presidente dell'Antimafia - dimostra come ci sia una "zona grigia" in cui tutti, se non consapevoli, rischiano di essere complici. Parlo di politici di tutti i livelli, dai piccoli sindaci ai consiglieri regionali e ai parlamentari, amministratori. E anche avvocati, imprenditori che se sanno non parlano".

I dati che si desumono nel rapporto parlano chiaro. Negli ultimi anni 306 arresti in Lombardia, 271 in Piemonte, 55 in Liguria, 37 in Emilia Romagna, 58 nel Veneto. I tanti comuni al Nord sciolti per infiltrazioni mafiose. I tanti beni sequestrati per mafia. Rispetto al passato almeno oggi vi è la consapevolezza che la lotta alla 'ndrangheta non è più un problema del meridione o della sola Calabria, ma un dramma per l'intero Paese che finora ha sempre sottovalutato la dimensione del fenomeno che trova nella corruzione del ceto politico la sua formula vincente e la sua vera forza di penetrazione e di diffusione sul territorio.

 

Redazione

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