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Franco Pichierri dell'assemblea nazionale del Nuovo Centro Destra, "le primarie potrebbero essere utili anche al centrodestra"

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Dal componente dell'assemblea nazionale del Nuovo Centro Destra e coordinatore dei circoli, Verso l'Europa, Franco Pichierri, riceviamo e volentieri pubblichiamo: "Nelle ultime settimane le prospettive politiche regionali hanno subito un profondo e radicale cambiamento determinato non da una competizione elettorale o - ancor più gravemente - da un fallimento politico- amministrativo; oggi le prospettive politiche regionali sono orientate in una diversa direzione a causa dell’operatività della legge Severino i cui contenuti e le cui disposizioni sono francamente discutibili. Se la giustizia è - infatti - amministrata in nome del popolo anche il governo lo è in virtù di quella rappresentanza assegnata dalle urne e cioè da un giudizio collettivo questo sì inappellabile.

Fatta questa premessa ed avendo piena consapevolezza del fatto che sia impossibile ragionare oltre su questi aspetti - allo stato ed in attesa di diverse determinazioni da parte del Parlamento e soprattutto della Suprema Corte - è bene riflettere con serenità su queste nuove prospettive, sul ruolo e sulle responsabilità che gravano sulla maggioranza di centrodestra che in quattro anni ha governato bene, ha affrontato nodi irrisolti per decenni, ha posto le condizioni affinché una rinnovata e riformata Calabria guardi al futuro con fiducia e speranza. Abbiamo definitivamente smesso i panni di una regione incapace di risanamento, di riforme, di scelte, audacia e coraggio, da qui occorre ripartire nella certezza di essere ancora punto di riferimento per la maggioranza dei calabresi. Tutto ciò in un momento di particolare complessità come quello attuale, nel quale il mezzogiorno rischia di rimanere schiacciato da governi deboli e da falsi e rischiosi populismi che, a ragione, rischiano di affermarsi in Europa e nel nostro Paese se non contrastati dalla affermazione di una classe politica dirigente onesta ed illuminata.

Orbene, l’ultimo intervento del coordinatore regionale del Nuovo Centro Destra, il sen. Antonio Gentile, va esattamente in questa direzione e fissa alcuni concetti che condividiamo per intero; il centrodestra, dopo la prova di fuoco del governo regionale, non può attardarsi nelle liturgie della politica politicante, non può farsi risucchiare in quei bizantinismi che tanto male hanno fatto alla Calabria, non può lasciarsi andare alla stagione delle rivendicazioni di parte, partitiche o territoriali. Ecco perché è giusto individuare entro il 15 giugno il nostro candidato alla Presidenza della Regione, c’è bisogno - oggi più mai - di decisioni chiare, condivise, rapide. Per farlo - anche in ragione delle percentuali che indicano una straordinaria preferenza dei calabresi per le primarie - forse sarebbe il caso di aprire il centrodestra a questa nuova forma di partecipazione per tutti coloro i quali si sentono protagonisti del nostro percorso di rinnovamento.

E per come consideriamo noi questa nuova Calabria - finalmente lontana dai periodi cupi delle divisioni e delle rivendicazioni territoriali - pensiamo anche che sia giunto il tempo di finirla con il considerare la guida della Regione come appannaggio esclusivo di questo o quel contesto territoriale; chiudersi in pericolosi personalismi o campanilismi, oggi significherebbe smettere di crescere ed iniziare a morire. Sotto questo punto di vista valga una citazione che ci pare assolutamente adatta, non dovrebbe interessare la provenienza territoriale del Presidente della Regione, ciò che ci deve stare a cuore è dove vuole andare e lungo quale strada intende orientare la gestione di un Ente cosi importante e determinante per lo sviluppo di tutti i territori. Abbiamo avuto molti Presidenti catanzaresi, l’ultimo Presidente di Reggio Calabria, potremmo rivendicare o avere un Presidente che provenga da Vibo, da Crotone o da Cosenza e cioè dalla provincia più grande della Calabria e con fondamentali economici che sono quelli di riferimento per l’intera regione. I cosentini, a giusta ragione, potrebbero rivendicare serenamente la guida della Calabria, avendo uomini e donne dotate di grande spessore politico e culturale. Tale atteggiamento, però, ci porterebbe ad una visione miope capace solo di far arretrare la Calabria e con essa i calabresi.

E’ necessario, dunque, scegliere un candidato presidente che con intelligenza ed incisività sappia affermare nel Paese una nuova e straordinaria azione meridionalistica capace di garantire continuità a quanto sino ad oggi realizzato e ad essere sintesi delle diverse componenti della maggioranza uscente aperta a nuove formazioni che ne condividano il percorso. E in questa prospettiva il candidato che immaginiamo è quello a cui tutti possono riconoscere una chiara identità politica, una precisa militanza ma allo stesso tempo moderazione, capacità di dialogo, competenze concrete, attenzione a tutte quelle formazioni sociali che sono per la Calabria un indiscutibile valore aggiunto. Siamo certi che tutti i protagonisti di questa esperienza di governo regionale - in primis tutte le forze cattoliche, liberali e riformiste che si richiamano alle posizioni politiche dei moderati - comprenderanno bene che la prossima campagna elettorale non sarà quella nella quale ciascuno dovrà issare la propria bandiera, nel tentativo di primeggiare, ma quella nella quale le nostre bandiere e le nostre appartenenze saranno il punto di partenza per un progetto ampio, inclusivo e convincente per i calabresi".

Redazione

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