Fri11152019

Last update12:33:00 AM GMT

Oggi è: venerdì 15 novembre 2019
Sono le ore: 18:53
Back Politica Agenda digitale, Molinari (M5S): "Controlleremo l’utilizzo dei 35 miliardi di fondi europei. Trasformare la rete in una formidabile opportunità: dallo sviluppo economico a quello democratico."

Agenda digitale, Molinari (M5S): "Controlleremo l’utilizzo dei 35 miliardi di fondi europei. Trasformare la rete in una formidabile opportunità: dallo sviluppo economico a quello democratico."

  • PDF

Molinari, Vacciano, Pepe, Bottici, Santangelo, Petrocelli, Girotto, Castaldi, Serra, Fucksia, Cotti, Cappelletti, Blundo, Bignami, Battista - Al Presidente del consiglio dei ministri, ai Ministri dell'economia e delle finanze e dello sviluppo economico - Premesso che: nello scorso mese di gennaio, è stato presentato a Palazzo Chigi dal Presidente del Consiglio Enrico Letta e dal Commissario governativo per l’Agenda Digitale, Francesco Caio, il Rapporto "Raggiungere gli obbiettivi Europei 2020 della banda larga in Italia: prospettive e sfide". Un’indagine che, nonostante i passi in avanti attesi per il 2014, getta luce su un ritardo storico rispetto alle realtà europee più evolute; il citato Rapporto redatto da Francesco Caio, delinea le iniziative necessarie per arrivare nel 2020 alla copertura integrale in banda larga del nostro Paese; nel dettaglio, secondo quanto riportato dal Rapporto, lo sviluppo del collegamento Internet in banda larga costituisce un requisito essenziale per promuovere politiche industriali e competitività, ben prima di ridiscutere gli assetti proprietari degli operatori attivi sul mercato.

Ma proprio per questa ragione è fondamentale un forte ruolo delle istituzioni pubbliche. Perché in mancanza di un impulso continuo, attivo e vigile del Governo e del Parlamento la piena alfabetizzazione informatica dei cittadini e la copertura integrale del territorio con le tecnologie di connessione più rapide rimangono a rischio; stando a quanto riferito dal Presidente del Consiglio, colmare il fossato è interesse prioritario per il "sistema paese" e passa per una sinergia tra investimenti privati e cornice politica di impegni vincolanti con scadenze certe e verificabili. Se tali obiettivi non venissero raggiunti, "Governo e Parlamento non intendono restare spettatori come avvenuto in passato e sono pronti a intervenire direttamente partendo dallo scorporo della Rete di accesso alle telecomunicazioni". Tutto ciò, rimarca il Premier, richiede iniziative credibili da parte della pubblica amministrazione, che entro giugno attiverà la fatturazione elettronica.

Mentre entro il 2020 sarà del tutto digitalizzata e connessa in banda larga; la relazione elaborata dagli esperti guidati da Francesco Caio è finalizzata sostanzialmente a rispondere a tre interrogativi: è stata raggiunta nel 2013 la copertura integrale del territorio e della popolazione italiana in banda larga semplice o di prima generazione? A che punto è il percorso verso la connessione completa in broadband veloce - 30 megabite - entro il 2020? E quello per la fornitura dei collegamenti super veloci - 100 megabite - al 50 per cento degli utenti per il 2020; l’analisi evidenzia luci e ombre nella valutazione dei piani messi a punto dai gestori e dello stato delle reti di collegamento. Riguardo al primo obiettivo, i progetti si sono rivelati credibili e coerenti con gli investimenti annunciati. La copertura con tecnologie di banda larga base è pari al 98,4 per cento delle abitazioni. Rimangono problemi per 2 milioni di linee, in parte servite da impianti wireless; per il secondo obiettivo l’estensione della rete di connessione rapida è limitata e registra palesi ritardi nei confronti con i partner dell'Unione europea. Il governo punta a raggiungere entro il 2017 una penetrazione delle linee fisse di metà popolazione, con una velocità più elevata rispetto ai 30 Mb.

Un processo che potrà essere favorito dalle offerte Sky, Mediaset e Rai di programmi in differita - Catch-up video e Smart tv - sulla Rete e su Tablet. Ma che richiede un coordinamento tra istituzioni nazionali, enti locali e imprenditori oltre alla conferma degli investimenti produttivi. Perché senza l’intervento pubblico soltanto il 70 per cento della cittadinanza sarà coinvolto entro il 2020 dalla broadband veloce. Considerando il terzo obiettivo, il più ambizioso, finora non è giunto nessun piano da parte degli operatori per la connessione in banda larga super veloce. Un ritardo legato al rallentamento nella penetrazione e nella richiesta delle tecnologie più avanzate, al calo delle linee fisse attive, al consumo di video on line più basso che negli altri paesi europei; considerato che: la rilevanza dell’innovazione digitale per le opportunità di ripresa economica e per la modernizzazione del tessuto produttivo è un dato acquisito da istituzioni, imprese e osservatori. Tutti concordi nel ritenere lo sviluppo delle tecnologie in banda larga un fattore decisivo nella riduzione dei costi per l’utente e nell’allargamento degli spazi di mercato per i player attivi nella frontiera delle telecomunicazioni.

Ma la cornice italiana di ritardi e arretratezze in un comparto strategico e le lacune riscontrate nella realizzazione dell’Agenda digitale promossa dal governo trovano conferma nel rapporto elaborato dall’Istituto per la competitività presieduto dall’economista Stefano Da Empoli. Presentata all’Istituto Luigi Sturzo di Roma in un convegno intitolato "Reti e servizi digitali. Chi fischia il secondo tempo dell’economia italiana ed europea?", il tema del divario telematico rispetto all’Europa ha alimentato il confronto tra esperti, esponenti di aziende di Tlc e rappresentanti istituzionali; a detta dei principali operatori del settore, a frenare l’evoluzione digitale del nostro paese non è esclusivamente la carenza di impianti via cavo che perdura da oltre dieci anni, aggravata dalle persistenti incertezze sullo scorporo della rete fissa di accesso da Telecom. L’Italia sconta altresì un grave un ritardo di alfabetizzazione informatica: i cittadini che accedono regolarmente a Internet superano la metà del totale a fronte di una media comunitaria del 70 per cento.

Agenda digitale, infatti, nelle aree rurali appena il 17 per cento di famiglie e imprese può contare su una connessione regolare di buon livello alla Rete. Ritardo tanto più grave considerando che nelle zone extra-urbane è concentrato il grosso delle imprese; realtà all’avanguardia in Europa per grado di evoluzione nelle reti e servizi digitali è la Svezia, il cui ministro per il commercio, Eva Björling, nutre fiducia che l’innovazione telematica possa riverberarsi in molti settori, dal commercio alla salute, dai servizi al design, e contribuire alla ripresa produttiva del nostro continente favorendo l’incontro e lo scambio tra culture differenti. L’anno scorso il 75 per cento dei cittadini del regno scandinavo hanno fatto ricorso all’e-banking e il 45 per cento dei suoi prodotti è stato acquistato on line, anche se appena l’11 per cento verso gli altri paesi Ue. Percentuale che l’esecutivo di Stoccolma vuole raddoppiare.

E per questo motivo aspira a creare un mercato europeo digitale entro il 2015. Rientra in tale orizzonte la strategia nazionale in banda larga lanciata nel 2011 con l’obiettivo di raggiungere il 90 per cento della popolazione svedese senza barriere e discriminazioni, grazie a un una rete di accesso che deve restare indipendente rispetto agli operatori; nelle nazioni OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), è stato rilevato, da parte di operatori del settore delle telecomunicazioni, un legame tra aumento della rapidità delle connessioni in Rete e la crescita del reddito delle famiglie. E grazie alla banda larga aziende e istituzioni potranno mettere in comune risorse e conoscenze che nessuna di esse è in grado di fornire autonomamente; al fine del perseguimento dell'obiettivo di una governance uniforme delle competenze nel settore digitale in ambito Europeo, nell’orizzonte del mercato unico europeo delle telecomunicazioni indicato anche dal Commissario dell'Unione europea, Neelie Kroes, si rivelerà cruciale la gestione dei 35 miliardi di euro di fondi comunitari previsti per il settennato 2014-2020.

A patto che non vengano sprecati come avvenuto fino ad oggi per 20 miliardi di risorse destinate alle regioni italiane; considerato altresì che la "rivoluzione" digitale è quella che dovrebbe consentire un vero risparmio da parte dell'erario e una migliore efficienza macchina amministrativa; si chiede di sapere: alla luce delle cifre emerse nel Rapporto redatto dal Commissario Francesco Caio, quali iniziative si intende adottare, al fine di colmare le gravi lacune riscontrate nella realizzazione dell’Agenda digitale promossa dal Commissario di governo, con particolare riferimento all'esigenza di costruire una griglia istituzionale di impegni per verificare investimenti e programmi, monitorare l’evoluzione tecnologica e l’offerta fornita, disegnare uno spettro completo delle reti wireless; incoraggiare l’offerta della banda larga e delle reti wireless, soprattutto nelle aree più difficili da raggiungere, puntando sul ricorso mirato ai fondi strutturali Ue, coinvolgendo gli operatori privati nel rispetto delle regole di concorrenza; garantire la piena alfabetizzazione informatica dei cittadini e la copertura integrale del territorio con le tecnologie di connessione più rapide nonché implementare le risorse a favore dello sviluppo della banda larga, anche mediante l’intervento di investitori istituzionali come Cassa depositi e prestiti, in grado di orientare nel medio-lungo periodo il risparmio dei cittadini verso lo sviluppo della banda larga in fibra ottica.

Aggiungi commento