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Processo Magnete, Cosenza città dove regna l'omertà, nessuno dei 37 imprenditori taglieggiati si è costituito parte civile

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Cosenza, città oscura, si conferma essere la città nella quale regna sovrana l'omertà e la paura nei confronti dell'egemonia criminale. Infatti nel processo "Magnete" dei 37 imprenditori taglieggiati nessuno si è costituito parte civile. E su tale desolante dato che da solo esprime la situazione cosentina interviene Maria Teresa Morano, responsabile regionale della Fai (Federazione antiracket) per la Calabria. "La Fai  si è costituita parte civile a difesa del libero mercato e della libera concorrenza, continuando a sostenere tutti quegli imprenditori che intendono cogliere questo particolare momento storico per rompere le catene delle estorsioni e contribuire ad una economia libera".

Ed in merito al silenzio dell'imprenditoria cosentina Maria Teresa Morano ha sostenuto che tale scelta è "senza dubbio un comportamento censurabile, per noi addirittura inaccettabile che in un processo nel quale sono imputati elementi di primo piano delle cosche cosentine, dei 37 imprenditori parti offese nel procedimento, nessuno abbia sentito il dovere morale di costituirsi parte civile. Non è sicuramente questa la strada giusta da percorrere se si hanno a cuore le sorti dell'economia e il futuro di questa importante area della Calabria.

Un'area che, finora, si è ritenuta avanguardia culturale della nostra regione e che invece farebbe meglio a fare i conti con questa amara realtà e ad adoperarsi in ogni modo affinché vengano duramente biasimati questi comportamenti che favoriscono il mantenimento di un pericoloso status quo". Ma per sostenere tali affermazioni è evidente che la coraggiosa imprenditrice antiracket non conosce bene la realtà cosentina, che, contrariamente a quanto si pensi, è stata sempre condizionata dalla criminalità che pervade ogni settore della società.

In un clima di corruzione dilagante, di rapporti fra politica, imprenditoria, istituzioni e 'ndrangheta che hanno condizionato da decenni e condizionano la vita della città bruzia è arduo ed illusorio pensare a qualsiasi forma di ribellione. Tutti gli imprenditori pagano e continueranno a pagare, così come tutti gli elettori cosentini continueranno a votare personaggi discutibili e Cosenza continuerà ad essere come la Palermo degli anni '70 ed '80 di Vito Ciancimino, essendo i Ciancimino cosentini una moltitudine e la grande maggioranza di una popolazione oramai abituata a convivere nell'illegalità e con la supremazia di una cultura dell'illegalità che ha sostituito qualsiasi forma di onestà e di diritto.


Redazione

 

 

 

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