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Letta per fiducia lampo. Berlusconi: al voto. Fuorionda choc del Cav, ira di Napolitano

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Riassorbito il colpo (basso) inferto da Berlusconi, Enrico Letta prepara con fredda determinazione il passaggio-chiave della fiducia. Come preannunciato, infatti, il premier intende passare sotto le forche caudine parlamentari convinto che solo così potrà garantire al suo governo una vita medio-lunga (possibilmente fino al 2015) e soprattutto proficua e dignitosa. Lo ha detto domenica sera Enrico Letta: il governo non può continuare ad andare avanti nella incertezza, subendo continui sgambetti. Lo ha ripetuto stamane il segretario Pd Guglielmo Epifani: no a governi stentati dalla vita grama.

Quindi se Camera e Senato daranno il via libera approvando il suo discorso programmatico, bene, altrimenti il premier ne trarrà le conseguenze, ossia si dimetterà. Resta però dietro l'angolo il 'paletto' quirinalizio, ossia il no di Giorgio Napolitano allo scioglimento delle Camere senza il varo della legge di stabilità e di una riforma elettorale. Quindi è sempre aperta la strada per esperire altri tentativi. Un muro, quello innalzato dal Colle, che però Silvio Berlusconi vuole picconare così come ha fatto con il governo, a costo di mettere a repentaglio la compattezza del Pdl dove ormai falchi e colombe si guardano in tralice.

Consumato lo strappo con un partito 'estremista' come la nuova Forza Italia forgiata dai 'rapaci' del Pdl, i ministri 'diversamente berlusconiani' hanno formalizzato le loro dimissioni. Poi sono stati chiamati a rapporto dal Cavaliere che deve aver trovato argomenti convincenti se ha potuto assicurare di aver ricucito con loro. Poi, tutti insieme, si sono riuniti nell'assemblea dei gruppi parlamentari dove Berlusconi ha bacchettato i malpancisti ('i panni sporchi - ha ammonito - si lavano in famiglia'), per poi tentare il ricompattamento del partito. Non sembra però sanato nel Pdl lo strappo 'ministeriale' e di quanti hanno preso le distanze dalla svolta estremista. Ed è proprio su questa frattura che ha puntato le sue carte Enrico Letta, convinto che la nascita dal corpaccione berlusconiano di una costola moderata possa rivoluzionare la politica e portare ossigeno al suo governo.

Al momento comunque regna il caos nel Pdl, e i segnali che il Cavaliere lancia sono tutt'altro che univoci. Nella riunione dei gruppi dapprima è parso conciliante, ha detto che tutto si è chiarito, ha respinto le dimissioni dei suoi parlamentari, ha assicurato che nel giro di una settimana si possono approvare i provvedimenti su Imu e Iva ma anche la legge di stabilità per poi andare alle elezioni anticipate. Poi però è stato tranchant e ha chiuso a doppia mandata tutte le porte: ''la nostra esperienza di governo è finita''. Il fatto e' che il Cav si e' trovato nella difficile condizione di conciliare l'inconciliabile sia a proposito del governo (tirando il freno dopo che la frittata era fatta), sia con i suoi, che alla fine si sono ritrovati intruppati da un capo poco democratico.

Fabrizio Cicchitto (il ribelle della prima ora) aveva infatti chiesto che si aprisse un dibattito nell'assemblea ma gli è stato messo il bavaglio. E sempre Cicchitto ha voluto far emergere la contraddizione berlusconiana: ''vogliamo approvare in una settimana quei provvedimenti? Allora si deve votare la fiducia...''. Ribolle dunque il Pdl, al di là delle rassicurazioni berlusconiane, come dimostra peraltro lo scontro epico tra i ministri piediellini e il direttore del Giornale Alessandro Sallusti che ha dedicato loro un editoriale di fuoco. ''Sallusti sappia che noi non abbiamo paura, con noi il metodo Boffo non funzionerà''.

Fonte: Ansa - Giuliana Palieri

 

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