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In Commissione cultura il poeta Ciccio De Rose, studioso e strenuo difensore del dialetto

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22 gennaio 2013

Ricordare il nostro “parlar materno”, il nostro dialetto che per via dei tempi che stanno cambiando e per l’anglofilia imperante (è paradossale che 300 parole della lingua italiana siano state tolte dall’enciclopedia Treccani per essere rimpiazzate da parole inglesi) rischia di scomparire del tutto. Contro tutto questo, Ciccio De Rose, già consigliere comunale di Palazzo dei Bruzi e più di recente scopertosi poeta e studioso militante, ma non accademico, del dialetto, in una sorta di second life che gli sta procurando molto successo e l’attenzione del mondo culturale cosentino, ha eretto una specie di linea Maginot, fatta di versi, poesie, espressioni e modi di dire del tempo che fu, dietro alle quali trovar riparo per riaffermare l’identità del nostro dialetto, patrimonio da salvaguardare, costi quel che costi.

Ma per fortuna ci sono segni che parlano di una piccola rinascita del dialetto a livello nazionale , con un rifiorire di ricordi, affidata alla strenua difesa di un pugno di poeti che proclamano con i loro versi una sorta di invincibilità contro ogni genere di sopraffazione. Lo ha sottolineato lo stesso De Rose nell’incontro tenutosi a Palazzo dei Bruzi, dopo aver risposto all’invito della Commissione cultura, presieduta da Claudio Nigro per il quale il poeta cosentino “è meritevole della massima considerazione perché, essendo cresciuto nei vicoli di Cosenza vecchia, è in grado di ricostruire minuziosamente la storia del nostro dialetto” “Un politico-artista”, così lo ha definito nella sua presentazione la Vice Presidente della Commissione cultura di Palazzo dei Bruzi Maria Lucente che ha riconosciuto in Ciccio De Rose “una personalità eclettica e controversa che ha combattuto significative battaglie per i diritti civili con una modalità sanguigna e che si è sempre schierato dalla parte delle categorie sociali meno protette, senza strumentalizzazioni e tornaconti. Dal punto di vista culturale - ha aggiunto la Lucente - Ciccio De Rose è artefice del salvataggio del nostro patrimonio lessicale perché è qui che risiedono le nostre radici ed è qui che si incentra la sua ricerca, storica e linguistica, del dialetto che trasforma sapientemente in poesia registrando un inaspettato successo”.

E il percorso di Ciccio De Rose è lastricato di fatica, ma anche della soddisfazione di constatare che esiste un esercito di proseliti che apprezza e ne segue le tracce, quelle lasciate dietro di sè da tanto seminare, ma anche da un gruppo di libri molto apprezzati: “Cantu ‘ntuossicatu”, “Ditti e mali ditti”, “Asulìa tu ca mi si frati”, sorta di piccolo bestseller quest’ultimo, molto richiesto da coloro che amano cibarsi del dialetto e che non sono disposti ad abbandonarlo al suo destino, nè a lasciarlo tramontare. Nel corso dell’incontro in Commissione cultura Ciccio De Rose ha recitato ed anche interpretato (con l’intonazione giusta dell’attore) alcune delle sue poesie e tra queste anche qualche inedito verso tratto dalla sua prossima raccolta, “Purtativi ‘a seggia”, che tra qualche mese vedrà la luce. In molte delle poesie di De Rose fa capolino una cifra quasi melodrammatica , ma è l’impasto del dialetto, un riuscitissimo mix di suoni, odori e colori, che prende vigore e cattura l’attenzione di chi ascolta, suscitando commozione e partecipazione emotiva, ma anche una risata liberatoria, quando è la simpatia del poeta a prendere il sopravvento.

Anche se De Rose non perde di vista il sociale, la lotta a favore degli ultimi e degli emarginati che ne hanno da sempre connotato l’azione politica e quella di sindacalista. Risentono di questa matrice, sia “Giuvanni”, che racconta in versi la storia di un padre che dopo aver assicurato un avvenire ai figli si vede rimpallato dalla sua stessa prole, quasi come fosse un peso, e medita il suicidio, per fortuna scongiurato dalla vista del nipotino che gli restituisce la gioia di vivere, ma anche l’ormai celeberrima “Asulìa” che racconta di un incidente sul lavoro e che diventa la poesia simbolo delle rivendicazioni, in grado di accendere gli animi e scuotere le coscienze. Nel corso dell’incontro è intervenuto anche il consigliere comunale Cataldo Savastano che ha considerato De Rose “una risorsa, non solo per la città, ma per l’intera Calabria.” E il poeta ha ringraziato l’intera commissione per l’opportunità che gli ha offerto, portandosi a casa la targa ricordo che custodirà gelosamente insieme agli altri riconoscimenti rastrellati un po’ dappertutto, nel segno di quella strenua difesa del dialetto nella quale si impegnerà ancora, contro ogni tentazione anglofila che respinge al mittente come una sentinella che non lascia passare nessuno.

Redazione

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