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Ospedale di Rogliano: protagonista della stampa nazionale

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23 agosto 2011

La tormentata vicenda dell'Ospedale di Rogliano con il dilemma di chiudere o non chiudere, con le sacrosante proteste dei cittadini del territorio e con la solita logica tutta calabrese di decidere e non decidere, di scaricare responsabilità ad altri e con la poca chiarezza sul da farsi è stata oggetto di un articolo pubblicato sul Corsera, che, riportiamo integralmente. Ancora una volta le storie della nostra Calabria assurgono notorietà nazionale. I calabresi non possono che ringraziare la Casta politica calabra.

La storia del Santa Barbara, NOSOCOMIO nel Cosentino

A Rogliano l'ospedale fantasma
Dieci milioni per pulirlo, ora chiuderà
Era il più sporco d'Italia, poi è stato riqualificato.

Ora la Regione non ha i soldi per mantenerlo 

Tutto nuovo, pulito, limpido. All'ospedale Santa Barbara di Rogliano, provincia di Cosenza, si respira aria di intonso. Quando entriamo nelle nuove stanze di degenza si sente ancora l'odore del cellophane appena scartato. I corridoi sono lucidi. Nessuno oserebbe pensare che appena quattro anni fa era l'ospedale più sporco d'Italia, almeno secondo i carabinieri dei Nas. Veniva indicato come l'eterno incompleto. All'esterno resistevano ancora i ponteggi di lavori mai conclusi; i rifiuti delle sale operatorie salivano e scendevano nello stesso ascensore dove poco prima erano passati i carrelli dei pasti o le scope e le palette degli addetti alle pulizie. Roba da chiusura immediata. Invece no. La Regione Calabria, con l'allora governatore Agazio Loiero, decise un massiccio investimento per la riqualificazione e il potenziamento del nosocomio. Lavori che si sono conclusi appena qualche mese fa. Dai cordoni della borsa regionale uscirono immediatamente 1,5 milioni di euro ma «nell'arco di 6 o 7 anni gli investimenti hanno raggiunto quota 10 milioni di euro», precisa il sindaco di Rogliano, Giuseppe Gallo. Eh già, perché allora si optò per le cose in grande: nuovi reparti di degenza con tanto di bagno in camera, percorsi separati per lo sporco e il pulito, un reparto per la dialisi (inaugurato l'ottobre scorso), un apparecchio per Tac tridimensionali di ultima generazione e ben due nuove sale operatorie. Che ora chiuderanno. Perché c'è il piano di rientro dal debito che la Sanità ha prodotto in Calabria. Non ci sono i soldi per sostenerlo.

COSA SUCCEDERÀ ADESSO - Nelle delibere della Giunta regionale si legge che l'ospedale verrà riconvertito ma che «tali strutture dismetteranno l'erogazione di prestazioni ospedaliere». Tradotto, significa che chiuderà. «Le sale operatorie è da un po' che non funzionano più - spiegano gli operatori del Santa Barbara -. Siamo riusciti a fare appena qualche intervento, poi le hanno chiuse. Ora neanche più le Tac riusciamo a fare perché l'anestesista che c'era è andato via e non l'hanno sostituito. Ci stanno togliendo un pezzetto alla volta». Eppure qui era possibile effettuare una Tac con mezzo di contrasto in appena 3 o 4 giorni. E ora? Si dovrà andare al vicino ospedale di Cosenza, in perenne sovraffollamento, dove spesso i tempi ti attesa non sono inferiori ai tre mesi. E pensare che in previsione di una maggiore affluenza, il Comune aveva inaugurato un mega parcheggio e addirittura una pista di atterraggio per l'elisoccorso. «Ci erano stati illustrati progetti di potenziamento e non di chiusura, così abbiamo pensato di fare anche noi la nostra parte», commenta il primo cittadino che oggi ha concesso la pista di atterraggio alla Protezione Civile, almeno per arginare la forte puzza dello spreco di denaro pubblico. «E vabbè, sono investimenti che non ho deciso io - replica il governatore della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti -. Sono il frutto della totale insipienza e incapacità della politica che per accattivarsi il consenso elettorale decide investimenti come questo».

Antonio Crispino

Fonte: Corriere della Sera

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