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Clan Cicero - Confiscati beni per 4mln di euro

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04 agosto 2011

I carabinieri del Nucleo Investigativo ed i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Cosenza hanno concluso l’esecuzione di una serie di provvedimenti di confisca disposti nei giorni scorsi dal Tribunale di Cosenza nei confronti dei principali esponenti del Clan “Cicero”, attiva nel capoluogo e nell’hinterland cosentino attraverso l’allarmante perpetrazione di delitti contro il patrimonio, ponendo i sigilli ad un rilevante patrimonio, stimato in circa 4 milioni di euro e composto principalmente da beni mobili, immobili ed aziende.

I militari dell’Arma cosentina, già con l’operazione denominata “Anaconda” dell’11 giugno, avevano decapitato la cosca mafiosa eseguendo, 34 provvedimenti restrittivi emessi dalla magistratura antimafia procedente, cui avevano fatto seguito le sentenze di condanna del Tribunale di Catanzaro di primo e secondo grado (per gli imputati che avevano scelto il rito abbreviato) e la recente sentenza di primo grado del 29 giugno 2011 emessa dal Tribunale di Cosenza (rito ordinario) che ha condannato tutti gli imputati indicati dagli inquirenti come appartenenti al predetto sodalizio.

Nel settembre 2008, partita una preziosa collaborazione investigativa tra l’Arma e la Guardia di Finanza di Cosenza e attraverso una serie di approfondimenti investigativi, permise di ricostruire minuziosamente le dinamiche del patrimonio accumulato illecitamente dal sodalizio criminoso anche mediante interposizioni fittizie di soggetti “prestanome”.

Già nel mese di luglio 2010, erano stati emessi dal Tribunale di Cosenza provvedimenti di sequestro che avevano riguardato 3 imprese commerciali, 5 immobili adibiti ad uso civile, alcuni conti correnti bancari e diversi veicoli. I finanzieri ed i carabinieri erano riusciti a ricostruire, facendo luce sulle dinamiche criminali interagenti all’interno del predetto clan grazie anche allo sviluppo degli elementi probatori rivenienti dalla precedente indagine penale, il predetto patrimonio, qualificato a suo tempo in oltre 5 milioni di euro, riconducendolo al capo Domenico Cicero, 54 anni, ed ai suoi affiliati (tutti condannati quelli sui quali si è proceduto), anche attraverso soggetti prestanome, che veniva valutato dal Tribunale come sproporzionato rispetto alle effettive capacità economico – reddituali.

Pronunciandosi all’esito del procedimento di prevenzione, instaurato per ciascun personaggio proposto in forza della normativa antimafia di cui alla L. 575/65, il Tribunale di Cosenza ha adesso confermato in pieno l’impianto accusatorio sostenuto dalla D.D.A. di Catanzaro.

Redazione

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