Wed11132019

Last update12:33:00 AM GMT

Oggi è: mercoledì 13 novembre 2019
Sono le ore: 15:56
Back Cronaca Costa Concordia, salvi i sei cosentini e il maresciallo di Paola a bordo

Costa Concordia, salvi i sei cosentini e il maresciallo di Paola a bordo

  • PDF

15 gennaio 2012

Fra i 4200 che erano sulla nave Costa Concordia adagiata su un lato al largo dell'Isole del Giglio vi erano una famiglia di Aprigliano, Walter Cosentini con la moglie Cristina Rende e i figlioletti di 5 e 9 anni e una coppia di Cosenza. Vi era anche Giuseppe Romanò, maresciallo dei Carabinieri di Paola. Sono attualmente a Roma, ma probabilmente raggiungeranno l'aeroporto di Palermo, dove potranno recuperare l'auto lasciata nel capoluogo siciliano dove è avvenuto l'embargo.

Tutti gli ospiti erano seduti a tavola nei vari ristoranti della nave quando prima un botto e poi il lento inclinamento della nave con la contemporanea mancanza della luce ha fatto vivere momenti di panico e terrore. Putroppo al momento si registrano tre morti e 14 feriti e almeno 50 dispersi. "E' stato un miracolo. Mio figlio, la moglie e i suoi figli sono vivi per puro miracolo". E' quanto ha detto Francesca Ciardi, la madre di Valter Cosentini. "Mio figlio mi ha chiamato - ha aggiunto la donna in lacrime - dal telefono di una passeggera della nave che era con loro.

Ci ha rassicurati sul fatto che stanno tutti bene e che, non appena sarà possibile, rientreranno ad Aprigliano. Io non vedo l'ora di riabbracciarli. A vedere le immagini della nave devo dire che c'é stato davvero la mano della provvidenza che ha evitato che ci fosse una tragedia ben più grave". "Abbiamo vissuto scene da apocalisse. C'é stato un forte stridio seguito da un botto e, nel ristorante, sono volati piatti e bicchieri - ha raccontato il maresciallo dei carabinieri, Giuseppe Romanò, 57 anni, di Paola - in tutta questa scena da apocalisse abbiamo visto poco personale di bordo ed abbiamo cercato di fare tutto da soli.

Voglio rientrare il prima possibile dalla mia famiglia per riabbracciare tutti i miei cari. E' stata una situazione bruttissima e ora avverto la stanchezza fisica perché a bordo della nave ho fatto di tutto per mettere in salvo il maggior numero di persone". Il maresciallo dei carabinieri ricorda: "Dopo il primo botto, il personale di bordo della nave ci ha detto che si trattava di un guasto e che dovevamo stare tranquilli. Ci siamo resi conto che c'é stata una manovra e poi abbiamo sentito un secondo botto e ritengo che in quell'istante lo scafo ha urtato nuovamente contro gli scogli. Poi é andata via la luce ed il personale di bordo, finalmente, ci ha detto cosa era successo. Un ufficiale della nave - ha concluso - mi ha chiesto di aiutare le persone. Subito dopo, con altri uomini, mi sono dato da fare per portare via il maggior numero di persone. In tutta questa scena da apocalisse abbiamo visto poco personale di bordo ed abbiamo cercato di fare tutto da soli".

Redazione

Aggiungi commento