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Mario Monti: Stop alle corporazioni, nessuna nuova manovra

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09 gennaio 2012

"Non occorrono nuove manovre ma altre operazioni". Lo afferma il premier Mario Monti intervenendo a "Che tempo che fa" su Rai3. "Spero - prosegue il premier - che siamo tranquilli. La tranquillità nelle cose l'abbiamo raggiunta con l'operazione di consolidamento dei conti dello Stato italiano che il governo ha proposto, il Parlamento l'ha approvato e gli italiani molto responsabilmente lo hanno acettato accettato. E un'operaizone grossa anche in base agli standard Ue mette in sicurezza i conti pubblici conseguendo l'obiettivo che non il mio governo ma quello precedente ha accettato e cioé il pareggio di bilancio nel 2013.

Dal punto di vista dei conti pubblici non occorrono altre manovre, quello che occorre sono altre operazioni di politiche economica meno indigeste". Poi sulle liberalizzazioni: "Agiremo su molti fronti". Già' entro l'Eurogruppo del 23 gennaio l'Ue chiede un primo pacchetto. "Credo che un certo disarmo multilaterale di tutte le corporazioni possa consentirci di dare più spazio alla concorrenza ed ai giovani". Afferma Monti. Si tratta di fare "diverse cose: creare più spazi per la concorrenza ed il merito in diversi settori.

Liberalizzazioni? Si chiamano liberalizzazioni ma può sembrare un termine in parte ideologico: qui si tratta di ridurre quelle protezioni, quei diversi modi in cui ogni categoria in Italia più che in altri Paesi cerca di avvantaggiare chi è incluso nella roccaforte rispetto a chi è fuori", prosegue il capo del Governo. "La Germania - spiega il premier ospite della trasmissione "Che Tempo che fa" - ha un'opinione pubblica comprensibilmente preoccupata di dover pagare un giorno per comportamenti leggeri di altri paesi in Europa. Il mio sforzo nell'incontro che avrò mercoledì con la Merkel sarà quello di mostrare due cose: primo che l'Italia è ben lungi da tenere comportamenti irresponsabili, la maturità con cui l'opinione pubblica e il sindacato hanno accolto le pesanti misure imposte può essere da esempio per altri Paesi e, contemporaneamente mostrerò alla Merkel che soprattutto la Germania trae benefici dal mercato unico e dall'euro".

"E' un discorso che si può fare da pari, è interesse della Germania, della Francia e del nostro Paese che via via che i singoli Paesi danno prova di recuperata virtù, noi non lo facciamo non perché ce lo chiede l'Ue, ma per non dissipare il futuro dei nostri figli è giusto e doveroso che decisioni prese collettivamente in Europa siano tali da dissipare i dubbi sulla solidità dell'euro". "L'euro non è in crisi, va un po' giù o su. Ma come moneta non è in crisi: ha mantenuto solidamente il potere d'acquisto rispetto ai beni che compriamo ed il rapporto di cambio con il dollaro". "Il problema è che nella zona euro un certo numero di Paesi hanno avuto o hanno gravi squilibri nelle finanze pubbliche".

"Noi in Europa non siamo né un singolo Stato né un insieme già completo e compiuti di Stati che si comportano come uno come lo sono gli Usa. Il problema è che questi squilibri nei conti sono asimmetrici: quei Paesi che hanno situazioni buone sono inquieti con quelli che le hanno cattive.  Gli italiani sono in una situazione difficile ma incoraggiante. Abbiamo un debito pubblico elevato in rapporto al Pil però, negli anni recenti ed in particolare negli ultimi due mesi, il nuovo comportamento del settore pubblico è molto più virtuoso". "Addirittura, l'equilibrio di bilancio nel 2013, che vuole dire che al netto degli interessi l'Italia avrà un avanzo di bilancio, è qualcosa che nessuno in Europa può dire di avere".

Poi intervenendo sulla Tobin-Tax, "Siamo disposti a lavorarci a livello Ue" ."Il governo Berlusconi - prosegue Monti - ha marcato la sua opposizione a questo in sede europea; io ho segnalato invece l'apertura del governo italiano. Siamo disposti a lavorare, ma mai e poi mai solo se questa fosse solo per l'Italia, ma in un fase in cui abbiamo molto interesse ad ottenere la collaborazione stretta con paesi come la Germania e la Francia, perché no? E lo dico non perché io sia stato allievo di Tobin".

Poi sulle banche: "Quello italiano tra i sistemi più stabili. La nostra è una crisi di sistema che ha radici lontane. Ci sono dei cicli e una loro analisi limitata può attribuire ingiustificatamente delle colpe". Il professore fa riferimento agli anni '80 quando un certo dirigismo frenava i giochi dei mercati. E in questo quadro, l'Italia ha commesso una certa quantità di errori a causa di questa cultura dirigista. Poì c'é stata una fase di reazione eccessiva con il pendolo che si è spostato troppo da parte.

Fonte: Ansa

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