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Il racket a Cosenza torna a farsi sentire con forza e con clamore

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08 gennaio 2012

Il racket in grande stile a Cosenza torna a farsi sentire con forza e con clamore. L'incendio del compattatore di Ecologia Oggi ed il bar "Capital Cafè" di Via Popilia distrutto ed esploso letteralmente in mille pezzi, sono solo due dei tanti episodi che costellano la vita di questa città che stenta a voler riconoscere un vero e proprio allarme sociale che dovrebbe suscitare ben più indignazione e proteste. Ma, in realtà, tutto tace e nessuno si esprime. Tacciono i politici, compresi quelli che ricoprono l'incarico di componente della Commissione Parlamentare Antimafia e quelli che presiedono le inutili commissioni regionali antindragheta.

Non per nulla nella città di Cosenza non è mai sorta un'associazione antiracket, non vi è mai stata una manifestazione antimafia degna di questo nome. In realtà non esiste alcun coscienza civile perché non esiste una società civile e non esiste alcuna opinione pubblica. E tali affermazioni sono giustificate dal fatto che la città di Cosenza è da sempre una città guidata da poche lobby e da poche famiglie che, gestendo il potere e il bisogno, hanno sistematicamente impedito la nascita e la crescita di qualsiasi germoglio di libertà e di civiltà.

Una città con una imprenditoria debole che convive con la politica ed una classe politica che convive con il voto di scambio ed il voto dei ceti popolari dove le organizzazioni criminali possono determinarne una quota considerevole. Un sistema capillare che non consente alcun cambiamento. Un triste rosario di fatti ed atti criminali che si susseguono da anni nella continua sottovalutazione, anche a livello nazionale, di una città, che, invece, non ha nulla da invidiare sul piano della pericolosità e del dominio criminale ad altri territori della Calabria.

Redazione

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