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Lucio Magri, una vita da intellettuale, una morte da eretico

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01 dicembre 2011

Lucio Magri, 79 anni, fondatore del Manifesto, nonché figura storica della sinistra dissidente, ha scelto di morire affidandosi al suicidio assistito in Svizzera, paese nel quale il suicidio assistito è previsto dalla legge. Malato di depressione in seguito alla morte della moglie, Mara, ha lucidamente deciso di morire. I suoi amici di una vita che con lui fondarono quella bella esperienza giornalstica de "Il Manifesto", hanno atteso la telefonata con la quale si annunciasse l'avenuto suicidio assistito.

Ad accompagnare Lucio Magri in Svizzera, Rossana Rossanda, altra co-fondatrice de "il Manifesto" e figura storica di una generazione. Lucio Magri ha preparato tutto con determinazione nei minimi particolari, dopo aver fatto sapere alle persone a lui più care che non voleva funerali, commemorazioni, cerimonie, necrologi. Il suo ultimo desiderio è stato quello di essere seppellito a Recanati, vicino alla sua Mara, nella tomba che lui stesso aveva fatto preparare. Figura complessa e grande firma di quei comunisti eretici della fine degli anni '60 che caratterizzarono la storia della sinistra italiana.

Lucio Magri ha fatto parlare di se in vita ed anche in morte, riproponendo il dibattito sul suicidio assistito. Valentino Parlato in particolare scrive: "il suicidio è una fondamentale libertà della persona. Chi è padrone della propria vita, come ogni umano lo è, può legittimamente e moralmente decidere di mettere la parola fine. Per Luciana Castellina, "il suo errore più grande è stato andarsene in questo modo, ma, comunque,  la sua scelta merota rispetto". Lucio Magri entra nel PCI negli anni cinquanta, dopo un'esperienza nella gioventù democristiana a Bergamo. Viene accolto nella segreteria del partito di Bergamo, poi nel direttivo regionale lombardo, e di là passa poi a Botteghe Oscure.

Nel 1969, dopo lo shock dell'invasione sovietica della Cecoslovacchia durante la Primavera di Praga, in dissenso con la posizione del Pci, è tra gli animatori del gruppo (con Rossana Rossanda, Luigi Pintor, Aldo Natoli, Valentino Parlato, Luciana Castellina, e altri) che dà vita alla rivista "il manifesto", da lui diretta, e che successivamente viene radiato dal partito. Nel 1971 partecipa insieme agli altri alla trasformazione della rivista nel quotidiano ancora esistente. Successivamente si distanzia dal gruppo, fondando nel 1974 il Partito di Unità Proletaria per il comunismo, di cui è segretario. Confluisce successivamente con tutto il partito nel PCI nel 1984.

Al momento della trasformazione del PCI in PDS nel 1991, decide di aderire al Partito della Rifondazione Comunista, fondando una corrente interna la cui struttura ricorda il gruppo dirigente del vecchio PdUP per il comunismo. Il 14 giugno 1995 la sua corrente lascia il partito per costituire il Movimento dei Comunisti Unitari, su una posizione di appoggio del governo Dini. Successivamente il Movimento appare tra le forze fondatrici dei Democratici di Sinistra, svolta alla quale Magri non aderisce, preferendo tornare a scrivere per Il Manifesto.

Nel 2009 ha pubblicato Il sarto di Ulm. Una possibile storia del PCI (il Saggiatore, Milano), un tentativo di ripercorrere la storia del Partito comunista in Italia e nel mondo nella seconda metà del Novecento, mettendo in evidenza i tanti punti di biforcazione che, se attraversati diversamente avrebbero potuto far approdare a un esito ben diverso dall'attuale movimento comunista italiano. ''Oggi dobbiamo chinare il capo dinanzi ad un angoscioso dramma umano per una decisione che scuote le coscienze di ognuno'': lo ha detto nell'Aula della Camera il presidente Gianfranco Fini iniziando la commemorazione di Lucio Magri, scomparso nei giorni scorsi. L'Aula ha osservato un minuto di silenzio ed ha tributato a Magri un applauso. Un appaluso dovuto considerato che Lucio Magri nella sua vita fu anche deputato. Venne eletto il 5 luglio del 1976 nella settima legislatura che durò sino al 2 aprile 1979.

Redazione

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