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Lettera di una mamma di un angelo andato in cielo

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06 novembre 2011

Pubblichiamo di seguito la lettera aperta di Isabella Notaro, mamma di Sara Michienzi, una bambina di soli nove anni a cui è stato fatale quello che appariva un banale intervento di tonsillectomia. Una storia triste, combattuta con determinazione e dignità da una donna che ha perso la figlia presumibilmente per qualche errore medico (riuscirà la giustizia prima o poi a determinarlo?) e che forse per un errore di qualche medico aveva perso qualche anno fa il marito.

Come funziona la macchina della giustizia in Italia? Devo dire molto lentamente se aspetto da quasi nove mesi il risultato dell’autopsia per mia figlia Sara, deceduta in seguito ad un banale intervento alle tonsille. In un consulto nel suo studio privato il Primario, dott. Raffaele Grasso, aveva rassicurato me e la bambina che si trattava di un semplice intervento di routine guaribile in tre giorni. Sara è invece morta dopo cinque giorni in casa, nel giro di pochi secondi, dopo un improvviso e violento fiotto di sangue dalla bocca.

Al Pronto Soccorso dell’Ospedale di Lamezia Terme i medici non hanno potuto fare altro che costatarne il decesso affermando che la bambina non aveva più una goccia di sangue nelle vene. Perché? Sono nove mesi che la mia mente è affollata da tutti questi perché, ai quali spero qualcuno si degni di dare al più presto una risposta, un barlume di speranza per sapere come sono andate veramente le cose! Ho pazientato per tutto questo tempo seguendo i consigli e gli inviti ad aspettare “Perché le cose devono essere fatte bene e con calma” (Così mi si dice!). Ma ora ritengo che sia venuto il momento di dire la mia.

E’ veramente vergognoso che ancora non sia stato reso noto l’esito dell’autopsia. Io ho  sofferto per due volte la mancanza di professionalità e la superficialità del sistema sanitario italiano. Otto anni fa mio marito è morto a trentasei anni d’infarto, dopo che è stato rimandato a casa, per ben due volte, dall’ospedale di Vibo Valentia dove i sanitari hanno scambiato per dolori intercostali le fitte che accusava al petto e al braccio sinistro. Gli hanno somministrato delle punture di Voltaren! E’ morto due giorni dopo cadendo sul pavimento della cucina davanti ai miei quattro figli di otto e quattro anni e due gemelli di diciassette mesi. In questi otto anni con fatica e sacrificio ho, da sola, provveduto al mantenimento della famiglia senza l’aiuto di nessun Ente Istituzionale.

A otto anni dalla morte di mio marito un’altra sciagura ha devastato la mia vita e ancora sto aspettando la “vera” verità. Che paese è questo? Ci sono degli organi dello Stato che funzionano o si va avanti così... rinviando, rimandando... tanto poi... si sa come va a finire... ci si dimentica... tutta la vicenda si insabbia... Esiste una coscienza professionale? I professionisti hanno un credo religioso? Su quali valori sono stati educati? Perché hanno scelto di svolgere una determinata professione? Per aiutare gli altri, per far crescere la società o per il proprio particolare tornaconto? Ci sono delle professioni che non sono come le altre. Chi fa il medico deve rapportarsi con disponibilità e umiltà agli altri.

Sono venuti a trovarmi personalità religiose e civili, politici e magistrati. A tutti ho posto questi interrogativi. Sarà perché sono stata educata ai valori del vangelo ma per me è inconcepibile l’atteggiamento di chi non pone al centro del suo operato il valore della vita umana con tutto il suo carico di sentimenti ed emozioni. Mi torna sempre tragicamente in mente quel venerdì 25 febbraio, quando riportai Sara in ospedale, nel reparto dove era stata operata, perché lamentava un fastidio, un nodo, sul lato destro della gola e l’atteggiamento dei due medici presenti, quello che l’ha visita e il primario che entrando si è limitato a dare una pacca sulla spalla a mia figlia, dicendole di andare a casa e mangiare un gelato che sarebbe tutto passato.

Sarebbe bastato essere un po’ più scrupolosi e meticolosi nel valutare il caso di Sara e quello che stava passando dopo l’intervento? Sarebbe bastato disporre qualche accertamento in più o almeno trattenerla in osservazione in ospedale per salvarle la vita? Sara, gelati non ne mangerà più! Perché? Io ho perso una figlia che non era una bambina speciale, lei era molto di più: era bellezza, allegria, fantasia, gioia, baci, colore, affetto, bontà, sensibilità, abbracci, tenerezza, luminosità…. anche se con un vuoto profondo nel suo cuore: la mancanza del padre.

Tutto questo non c’è più nella mia casa, non c’è più nella mia vita, non c’è più nella vita degli altri miei tre figli. Mi aggiro in una casa dove ogni angolo parla di lei, ma lei non c’è più. Perché? Voglio sapere se tutto ciò è frutto di un destino assurdo e crudele che mi accompagna oppure è causa di una scarsa e limitata deontologia. Per questo mi appello alla coscienza di chi è predisposto ad accertare la verità. Lo faccia con libertà e con cuore considerando che nessuno può rimetterci più di quanto non ci abbia rimesso io. Nessuno può soffrire più di quanto sto patendo io! La verità la spero, la voglio, la pretendo, la esigo, per quanto, in questo paese, l’ottenere una qualsiasi forma di giustizia non è più una regola ma un’anomalia!

Isabella Notaro

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