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Grazie al cosentino Stanislao Rizzo, il primo impianto al mondo di protesi alla retina

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Un dispositivo che capta messaggi visivi grazie ad una microtelecamera: così chi è affetto da malattie degenerative della retina potrebbe tornare a vedere. Una sperimentazione durata ben nove anni per accertarsi della tollerabilità, da parte dell’occhio umano, del nuovo dispositivo oltre che, naturalmente, per sincerarsi della sua funzionalità. Poi, finalmente il primo intervento per impiantare una protesi alla retina approvata per l’uso nella comunità europea.

Quando tra un paio di settimane l’occhio si sarà completamente ristabilito dall’intervento chirurgico, la protesi verrà attivata e regolata sulla base della funzione visiva del paziente, un uomo che, a causa di un retinite pigmentosa, era diventato cieco. Minuscoli elettrodi, collegati alla retina, capteranno alcuni punti del messaggio visivo, grazie alla microtelecamera a cui sono stati collegati; essi potranno così comunicare all’occhio malato dati relativi ad oggetti presenti nell’ambiente e ai loro movimenti, dando al cervello la possibilità di riconoscerli, seppur sotto forma di ombre.

Argus II, questo il nome del dispositivo realizzato nei laboratori della Second Sight Medical Products in California, realizza il sogno di intervenire sulle malattie degenerative della retina che portano alla cecità quasi totale di entrambi gli occhi. Ancora una volta, ricerca ed innovazione, due parole prese sempre meno in considerazione nel nostro paese, rivelano la loro importanza fondamentale. L’operazione, estremamente complessa, è durata circa quattro ore e si è svolta senza complicazioni: ad eseguirla, Stanislao Rizzo assieme al suo staff. Stanislao Rizzo è nato a Cosenza il 10 luglio 1956, studente del Liceo Ginnasio Bernardino Telesio di Cosenza, laureato in Medicina presso l'università di Firenze è direttore del reparto di Chirurgia Oftalmica dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Pisa. Come spiega Stanislao Rizzo pochi mesi fa: "La retina Argus II, prodotta dalla californiana Second Sight, è costituita da una minitelecamera montata su un paio di occhiali che trasmette wireless le immagini captate a un chip posto sopra la zona centrale della retina (il dispositivo è detto epiretinico)".

Il chip trasforma le immagini ricevute in segnali elettrici che vengono trasferiti, tramite 60 elettrodi, al nervo ottico, il quale li invia alle zone del cervello deputate all'elaborazione degli stimoli visivi. "Siccome gli elettrodi sono 60, il risultato è un'immagine composta da poche unità (pixel) e dunque assai poco nitida, ma pur sempre straordinaria per chi ha perso la vista", aggiunge Rizzo. Che però annota: "Il marchingegno funziona solo se il nervo ottico è integro; per questo la retina al momento viene sperimentata solo su malati di retinitepigmentosa, una malattia genetica che causa la degenerazione del tessuto retinico fino alla cecità, ma che non danneggia il nervo ottico. Il risultato, secondo quanto riferito da tutti e 34 i pazienti, è soddisfacente e in linea con le attese".

Insomma, Argus II è la capofila, l'apripista. Con tutte le limitazioni che tecnologie mediche di questo tipo sempre hanno. Ma, mentre si attendono il via libera europeo e quello statunitense per l'apripista Argus II, tanto Second Sight quanto le altre aziende del settore stanno già lavorando a nuove retine, ancora più sofisticate. Dopo Argus II arriverà probabilmente Argus III, che dovrebbe prevedere l'inserimento non di decine, ma di centinaia di microelettrodi, che formeranno un'immagine assai più chiara. Le retine californiane dovranno battersela con i prodotti in via di definizione dalla Retina Implant, azienda tedesca con la quale lo stesso Rizzo sta collaborando, che sta predisponendo la sua retina, Alpha, già provata su tre pazienti, che ha caratteristiche diverse da Argus II. Chiarisce Rizzo: "Nella retina Alpha la minitelecamera non c'è più, perché è il chip (posto non sopra ma sotto la retina, e chiamato subretinico) che capta direttamente le immagini e le trasmette non a 60 ma a 1.500 elettrodi. Il risultato è quindi una visione simile a quella che si può avere con una telecamera non troppo sofisticata, ossia immensamente superiore rispetto ai 60 elettrodi di Argus". Se Alpha sarà il modello che vince la guerra delle retine artificiali lo dirà una sperimentazione su una quindicina di pazienti, alcuni dei quali italiani.

La competizione è per un settore che promette di essere vastissimo. Perché se oggi queste protesi sono ancora apparecchi buoni per situazioni molto specifiche, l'obiettivo è di estenderne l'uso anche a quei milioni di anziani che perdono la vista a causa di una maculopatia legata all'età. E gli analisti stimano che il business sarà del tutto analogo a quello degli apparecchi acustici. "La situazione attuale, del resto, ricorda quanto accaduto con gli impianti cocleari per la sordità profonda: nati più di 25 anni fa, all'inizio sembravano alquanto rozzi e destinati a pochissimi pazienti, anche a causa del costo astronomico, ma oggi vengono inseriti ogni anno in migliaia di sordi, e le loro performance continuano a migliorare, così come la loro accessibilità economica. Lo stesso, con ogni probabilità, succederà con le retine artificiali. Forse prima di quando si pensi", annota Rizzo.

Il reparto di Chirurgia Oftalmica dell'Ospedale di Pisa, Azienda Ospedaliero-Universitaria situata in Via Roma 67, ha come Direttore il Dott. Stanislao Rizzo. Il reparto, ubicato nello Stabilimento Cisanello, si occupa della diagnosi e terapia di tutte le malattie oculari: patologie delle palpebre e degli annessi, delle vie lacrimali, patologie corneali, cataratta, glaucoma, patologie della retina, tumori endobulbari, strabismo e correzione dei vizi rifrattivi. Dispone di 3 posti letto per ricoveri ordinari, di 8 per Day Surgery e dei seguenti ambulatori: Ambulatorio della retina, Ambulatorio della Chirurgia Refrattiva, Ambulatorio dell'orbita, palpebre ed annessi, Ambulatorio di Angiografia Retinica e Laser, Ambulatorio di Ecografia, Ambulatorio pediatrico, Ambulatorio della Cataratta, Ambulatorio per i tumori endobulbari. Fanno parte dell'equipe medica dell'unità operativa i dirigenti medici Dr. Claudia Belting, Dr. Federica Benocci, Dr. Mario Campanato, Dr. Federica Cresti, Dr. Emanuele Di Bartolo, Dr. Federica Genovesi, Dr. Elisa Gremigni, Dr. Simona Murri, Dr. Michele Palla, Dr. Guglielmo Pellegrini; Luca Allegrini ortottista.

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